mercoledì 12 giugno 2013
lunedì 10 giugno 2013
martedì 4 giugno 2013
giovedì 30 maggio 2013
martedì 28 maggio 2013
TRAVAGLIO COMMENTA IL RISULTATO DEL M5S
La disfatta dei 5Stelle alle elezioni comunali di ieri è figlia dei loro errori, ma anche dei loro meriti. Gli errori sono noti e li abbiamo più volte segnalati.
1) Comunicazione. Un movimento giovane e radioso, aggressivo ma sorridente, ha assunto via via una mutria ringhiosa, rancorosa, sospettosa, difensiva. Contro nemici veri ma prevedibili e contro nemici immaginari (il complotto interno dei traditori, le congiure dei partiti per spaccare i 5Stelle, le macchinazioni dei giornalisti, tutti cattivi a prescindere e servi per definizione).
2) Televisione. La scelta di Grillo di non mettere piede in tv e di costringere le tv a occuparsi di lui, azzeccata nella campagna per le politiche, è stata un suicidio in quella delle comunali: lì i comizi contro "Pdl e Pdmenoelle" lasciano il tempo che trovano. Chi vota vuol conoscere i candidati e i programmi. Se no gli schifati votano Grillo alle politiche e alle comunali si astengono.
3) Candidati. Il non-partito col non-statuto ha dei non-candidati, degli anonimi "portavoce". Che possono andar bene per opporsi in Parlamento, ma sono totalmente inadatti per l'elezione diretta e personalizzata dei sindaci. De Vito, a Roma, si presentava ai dibattiti tv leggendo un foglietto prestampato: anche se leggeva il Vangelo, levava la voglia di votarlo a chiunque non appartenga allo zoccolo duro del Movimento, che non supera il 10% (il resto è voto di opinione e va conquistato ogni volta). 4) Scelte nazionali. I balbettii delle consultazioni al Quirinale e degli incontri in streaming con Bersani e Letta, quando i 5Stelle non riuscirono a far capire la loro proposta di un governo fuori dai partiti con Rodotà, o Zagrebelsky, o Settis. E consentirono alla black propaganda anti-Grillo di addossargli la colpa dell'inciucio Pd-Pdl, già deciso la sera del voto, e di oscurare la bellissima candidatura di Rodotà al Quirinale.
5) Classe dirigente. Il sistema di selezione, con le parlamentarie nazionali online e con la votazione locale dei meet-up, tiene alla larga impresentabili, corrotti e riciclati, ma porta a galla troppi personaggi mediocri, se non addirittura imbarazzanti. Quella che piagnucola perché vuole andare a Ballarò, quello che campeggia dalla D'Urso, quelli che alla prima busta paga si fanno la pipì addosso e scatenano la rivolta della diaria. Consultare gli iscritti è fondamentale, ma necessita di un filtro successivo: meglio escludere qualcuno prima che espellerlo poi.
Ma anche alcuni meriti dei 5Stelle aiutano a spiegare la batosta. E sarebbe assurdo negarli.
1) Se tre mesi fa avesse prestato sottobanco 15 senatori a Bersani per il suo demenziale governicchio di minoranza, o se poi si fosse imbarcato nell'immondo carrozzone Letta-Alfano, il M5S si sarebbe guadagnato i favori dei giornaloni, della Rai e di mezza La7, che ora non lo lincerebbero da mane a sera, non inventerebbero scandali inesistenti (tipo i delirii della cronista di Report sulla pubblicità nel blog), non oscurerebbero la clamorosa rinuncia a 42 milioni di rimborsi elettorali, non lo accuserebbero di perder tempo a "parlare di scontrini" o di essere come tutti gli altri.
2) Le battaglie e i consensi dei 5Stelle hanno costretto gli elettori e i candidati del Pd a cambiare in meglio (il predatore migliora la specie predata): i primi, alle primarie, scelgono quasi sempre il più lontano dalla nomenklatura e più vicino alla società civile; i secondi, una volta in lizza, si ingrilliscono vieppiù rubando voti al candidato M5S. Pisapia a Milano, Doria a Genova, Renzi a Firenze, De Magistris a Napoli, Emiliano a Bari, Orlando a Palermo, Zedda a Cagliari, Serracchiani in Friuli. E ora Marino, che vince a Roma contro il Pd dell'inciucio (era per Rodotà). Invece alle politiche c'era Bersani con tutto il cucuzzaro, e Grillo superò il 25%. Ieri, nel pieno della débâcle alle comunali, i sondaggi nazionali davano M5S addirittura in ripresa al 24-25%. L'inciucio logora chi lo fa.
Marco Travaglio Da Il Fatto Quotidiano del 28/05/2013.
1) Comunicazione. Un movimento giovane e radioso, aggressivo ma sorridente, ha assunto via via una mutria ringhiosa, rancorosa, sospettosa, difensiva. Contro nemici veri ma prevedibili e contro nemici immaginari (il complotto interno dei traditori, le congiure dei partiti per spaccare i 5Stelle, le macchinazioni dei giornalisti, tutti cattivi a prescindere e servi per definizione).
2) Televisione. La scelta di Grillo di non mettere piede in tv e di costringere le tv a occuparsi di lui, azzeccata nella campagna per le politiche, è stata un suicidio in quella delle comunali: lì i comizi contro "Pdl e Pdmenoelle" lasciano il tempo che trovano. Chi vota vuol conoscere i candidati e i programmi. Se no gli schifati votano Grillo alle politiche e alle comunali si astengono.
3) Candidati. Il non-partito col non-statuto ha dei non-candidati, degli anonimi "portavoce". Che possono andar bene per opporsi in Parlamento, ma sono totalmente inadatti per l'elezione diretta e personalizzata dei sindaci. De Vito, a Roma, si presentava ai dibattiti tv leggendo un foglietto prestampato: anche se leggeva il Vangelo, levava la voglia di votarlo a chiunque non appartenga allo zoccolo duro del Movimento, che non supera il 10% (il resto è voto di opinione e va conquistato ogni volta). 4) Scelte nazionali. I balbettii delle consultazioni al Quirinale e degli incontri in streaming con Bersani e Letta, quando i 5Stelle non riuscirono a far capire la loro proposta di un governo fuori dai partiti con Rodotà, o Zagrebelsky, o Settis. E consentirono alla black propaganda anti-Grillo di addossargli la colpa dell'inciucio Pd-Pdl, già deciso la sera del voto, e di oscurare la bellissima candidatura di Rodotà al Quirinale.
5) Classe dirigente. Il sistema di selezione, con le parlamentarie nazionali online e con la votazione locale dei meet-up, tiene alla larga impresentabili, corrotti e riciclati, ma porta a galla troppi personaggi mediocri, se non addirittura imbarazzanti. Quella che piagnucola perché vuole andare a Ballarò, quello che campeggia dalla D'Urso, quelli che alla prima busta paga si fanno la pipì addosso e scatenano la rivolta della diaria. Consultare gli iscritti è fondamentale, ma necessita di un filtro successivo: meglio escludere qualcuno prima che espellerlo poi.
Ma anche alcuni meriti dei 5Stelle aiutano a spiegare la batosta. E sarebbe assurdo negarli.
1) Se tre mesi fa avesse prestato sottobanco 15 senatori a Bersani per il suo demenziale governicchio di minoranza, o se poi si fosse imbarcato nell'immondo carrozzone Letta-Alfano, il M5S si sarebbe guadagnato i favori dei giornaloni, della Rai e di mezza La7, che ora non lo lincerebbero da mane a sera, non inventerebbero scandali inesistenti (tipo i delirii della cronista di Report sulla pubblicità nel blog), non oscurerebbero la clamorosa rinuncia a 42 milioni di rimborsi elettorali, non lo accuserebbero di perder tempo a "parlare di scontrini" o di essere come tutti gli altri.
2) Le battaglie e i consensi dei 5Stelle hanno costretto gli elettori e i candidati del Pd a cambiare in meglio (il predatore migliora la specie predata): i primi, alle primarie, scelgono quasi sempre il più lontano dalla nomenklatura e più vicino alla società civile; i secondi, una volta in lizza, si ingrilliscono vieppiù rubando voti al candidato M5S. Pisapia a Milano, Doria a Genova, Renzi a Firenze, De Magistris a Napoli, Emiliano a Bari, Orlando a Palermo, Zedda a Cagliari, Serracchiani in Friuli. E ora Marino, che vince a Roma contro il Pd dell'inciucio (era per Rodotà). Invece alle politiche c'era Bersani con tutto il cucuzzaro, e Grillo superò il 25%. Ieri, nel pieno della débâcle alle comunali, i sondaggi nazionali davano M5S addirittura in ripresa al 24-25%. L'inciucio logora chi lo fa.
Marco Travaglio Da Il Fatto Quotidiano del 28/05/2013.
domenica 26 maggio 2013
mercoledì 22 maggio 2013
lezioni di vita e di cultura fisica a cura di Davide
sdighede,sdaghede e non lo sdoghede sdoghede
e attenti al Liquido lattice...
Enrico Letta, il Club Bilderberg e Trilateral Commission
Pochi minuti prima dell'ufficializzazione della sua nomina a possibile Presidente del Consiglio, la biografia di Enrico Letta su Wikipedia iniziava con due semplici e lapidarie parole: “Noto massone…”. Poi proseguiva, snocciolando il curriculum del vice segretario del Pd, nonché già tre volte ministro della Repubblica. Ma si sa: Wikipedia non sempre brilla per affidabilità, così pochi minuti dopo le due paroline magiche, e sacre per ogni “buon complottista”, erano già sparite dalla circolazione.
Bene. Chi le aveva scritte evidentemente aveva le sue buone ragioni: alcune di esse vengono periodicamente snocciolate e sono l'appartenenza – presunta o reale, chissà – a due grandi lobby di potenti del mondo. Il Club Bilderberg e la Trilateral Commission: in entrambi l'accesso è severamente vietato ai comuni mortali, e ovviamente anche alla stampa, e ciò autorizza molti a pensare che al loro interno di fatto si decidano le sorti dell'umanità: guerre, operazioni di speculazione finanziaria, rapporti con le case farmaceutiche, investimenti militari, verrebbero discussi da un manipolo di privilegiati. Le decisioni prese all'interno di questi gruppi influenzerebbero poi la linea dei governi.
Che c'entra Enrico Letta con questi club? Apparentemente molto, se è vero come è vero che il nome del neo premier risulta tra gli invitati alle ultime riunioni, sui siti ufficiali delle due potenti lobby. Ad esempio dal 31 maggio al 3 giugno 2012 il giovane Letta risulta tra i presenti a Chantilly, in Virginia, in occasione di una riunione del gruppo Bilderberg. In un altro documento del 2013 invece il nome del Premier risulta tra i membri della Trilateral Commission. Come detto, entrambi i club discutono soprattutto di economia e politica. Il fatto che non trapeli mai nulla da queste riunioni autorizza a pensare qualsiasi cosa, e talvolta la linea che separa fantasia complottiste e realtà si spezza e tutto si mescola in un grande calderone.
Ma attenzione. Pochi mesi fa il presidente onorario della Corte di Cassazione, Ferdinando Imposimato, ha fatto importanti rivelazioni a Fanpage, riconoscendo al Bilderberg un ruolo cruciale addirittura nel periodo delle stragi: ”Ho trovato un documento che mi ha lasciato sgomento, dove quando si parla di stragi si parla anche del gruppo Bilderberg. Un documento in possesso di un terrorista di Ordine Nuovo, Ventura. Io credo a questo documento. Ho fatto delle verifiche e posso dire che dietro la strategia della tensione e alle stragi c'è anche il gruppo Bilderberg, una specie di Grande Fratello che sta sopra, manovra, si serve di terroristi neri e massoni”. E se a dirlo è un magistrato…
Per finire, lasciando da parte i club internazionali, parliamo dei sostenitori di Enrico Letta nel nostro Paese. Intorno al giovane candidato alla presidenza del Consiglio gravita un universo di sostenitori, tutti appartenenti al think net Vedrò, “nato – si legge – per riflettere sulle declinazioni future dell’Italia e delineare scenari provocatori, ma possibili, per il nostro Paese. Sulla scena dal 2005, la nostra è una rete di scambio di conoscenza formata da più di 4.000 persone: professori universitari, imprenditori, scienziati, liberi professionisti, politici, artisti, giornalisti, scrittori, registi, esponenti dell’associazionismo”. Andando a spulciare, si scopre che il gruppo è assolutamente bipartisan: ci sono infatti la berlusconiana Nunzia De Girolamo e il compagno Francesco Boccia, oltre ad Alfano, Gelmini, Renzi, Tosi. Nutrito anche il gruppo di giornalisti: Fulvia Abate, il direttore de La Stampa Mario Calabresi, Oscar Giannino e il direttore di Rai Tre Andrea Vianello. Ma il gruppo di “lettiani” comprende anche artisti, sportivi, chef, imprenditori e magistrati. Tutti insieme, appassionatamente.
continua su: http://www.fanpage.it/enrico-letta-il-club-bilderberg-e-trilateral-commission/#ixzz2U0olvhNX
http://www.fanpage.it
Club Bilderberg: nomi e cognomi degli italiani che partecipano alle conferenze
2.1.4 Gli italiani presenti alle conferenze del Bilderberg
martedì 21 maggio 2013
Più banda ADSL gratis? È un tuo diritto!
Grazie ad un servizio gratuito realizzato dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), tutti possono realizzare un'analisi con valore legale della propria connessione ad Internet. Se la velocità è inferiore a quella contrattuale, si potrà richiedere un aumento della banda senza alcuna spesa aggiuntiva.
Di siti web per verificare la propria velocità di connessione è pieno il web. Di strumenti certificati a livello Europeo invece no, almeno fino ad ora.
Ne.Me.Sys., pensato e certificato dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), è infatti il primo software di test di connessione certificato a livello europeo.
L'applicazione è di facile utilizzo, adatta anche ai meno esperti. Prima di procedere bisogna però "paralizzare" la propria rete ed il computer sul quale si eseguirà il test, che deve essere tuttavia connesso al router via Ethernet (il wi-fi viene riconosciuto dal programma e il test non si avvia correttamente).
Tutti i dispositivi connessi a Internet (altri PC, telefoni, televisori, Voip, ecc...) devono essere spenti, o disconnessi dalla rete. Il wi-fi del router (se presente/attivo) va disattivato. L'unico computer in grado di accedere a Internet sarà quello dal quale eseguirete il test.
Dopo il download e l'installazione dell'applicazione, sarà necessario chiudere tutti i programmi che utilizzano la connessione Internet o alla rete LAN, e quelli "pesanti" (che utilizzano un'elevata percentuale di CPU). Durante il test anche il browser dovrà essere chiuso, pertanto si consiglia di stampare la presente guida, o di trasferirla su un editor di testo. La durata del test sarà di circa 24 ore, all'interno delle quali non bisogna utilizzare la rete e il PC (come appena descritto).
Al termine della prova, Ne.Me.Sys. genererà un documento PDF con valore legale contenente tutte le informazioni tecniche del test appena eseguito.
Cosa analizza e come funziona
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